Non amavo ancora, ma amavo di amare.

— Agostino, “Le Confessioni”, libro III.

2 giorni fa with 7 note
Sempre avevo temuto d’essere pressoché vuoto, di non avere insomma alcuna seria ragione per esistere. Adesso davanti ai fatti ero proprio certo del mio nulla individuale. In quell’ambiente troppo diverso da quello in cui coltivavo le mie meschine ambizioni, mi ero come dissolto all’istante. Così, lo scoprivo, da quando avevano smesso di parlarmi di cose familiari, nulla più m’impediva di sprofondare in una sorta di noia irresistibile, in una sorta di dolciastra, spaventevole catastrofe spirituale. Una cosa disgustosa.

Louis-Ferdinard Céline, “Viaggio al termine della notte

4 giorni fa with 11 note
Mi sento come se cercassi di raccontarvi un sogno, e sarebbe un tentativo inutile perché nessun racconto di un sogno può trasmettere la sensazione che nel sogno si prova, quella mescolanza di assurdità, di sorpresa e di smarrimento, in un fremito di spasmodica rivolta, quell’impressione di essere prigionieri dell’incredibile che è l’essenza stessa dei sogni..[…].No, è impossibile; è impossibile trasmettere la sensazione di vita di una qualsiasi epoca della propria esistenza - ciò che ne costituisce la verità, il significato - l’essenza sottile e penetrante. È impossibile. Viviamo come in un sogno..soli.

— Joseph Conrad, “Cuore di tenebra”.

1 settimana fa with 13 note
Scopri in tutto il tuo passato ridicolo tante di quelle ridicolaggini, inganni, credulità, che vorresti forse smettere di colpo d’essere giovane, aspettare che la giovinezza si distacchi, aspettare che ti sorpassi, vederla andarsene via, allontanarsi, guardare tutta la sua vanità, toccar con mano il suo vuoto, vederla ripassare ancora davanti a te, e poi tu andartene, essere sicuro che se ne è proprio andata la tua giovinezza e in gran tranquillità, per conto suo, tutto suo, ripassare piano piano dall’altra parte del Tempo per guardare davvero com’è che sono la gente e le cose.

Louis-Ferdinard Céline, “Viaggio al termine della notte”.

2 settimane fa with 19 note
Gli uomini ci tengono ai loro brutti ricordi, a tutte le loro disgrazie e non si può tirarli via di lì. Gli tiene occupata l’anima. Si vendicano dell’ingiustizia del loro presente accanendosi sull’avvenire nel fondo di se stessi a palle di merda. Da quei giusti e vili che sono nel loro intimo. Sono fatti così.

Louis-Ferdinand Céline, “Viaggio al termine della notte”.

2 settimane fa with 16 note
La nostalgia è questa ferita dell’anima: questa speranza che resiste ostinata al dilagare dell’ansia e del dolore; questa memoria che ritorna infaticabilmente alle esperienze del passato e ai luoghi del passato; questa tristezza che si alimenta di cose mai accadute.

— Eugenio Borgna, “Le figure dell’ansia”

2 settimane fa with 4 note
Vorrei allungare la mia mano, per toccare la tua solitudine.

— Dal film “Schindler’s List”.

3 settimane fa with 19 note
Non fa paura l’isolamento causato da una malattia ma quello causato dal deserto delle emozioni: così inquietante e così strisciante, così camaleontico e così dissimulante, così arido e così nascosto in ciascuno di noi.

— Eugenio Borgna, “La solitudine dell’anima”.

4 settimane fa with 9 note
Chi mi può incontrare nella mia sofferenza? Tutte le parole che mi sono rivolte risuonano più o meno false. E’ qualcosa che va al di là delle parole, dei linguaggi. Mi sento solo. Chi è in grado di capire ciò che c’è di unico nel mio dramma interiore, nella mia prova fisica, psichica? Conosco allora la tentazione di rinchiudermi in questa solitudine. Eppure, nello stesso tempo, una parte di me vorrebbe comunicare. Sono lacerato tra questi due desideri, tirato da una parte all’altra. Quando è molto forte, la sofferenza ci sembra stupida e assurda, come dicono i filosofi.

— Xavier Thévenot, “Ha senso la sofferenza?”

1 mese fa with 20 note
«La vita non è né brutta né bella, ma è originale!»
Quando ci pensai mi parve d’aver detta una cosa importante. Designata così, la vita mi parve tanto nuova che stetti a guardarla come se l’avessi veduta per la prima volta coi suoi corpi gassosi, fluidi e solidi. Se l’avessi raccontata a qualcuno che non vi fosse stato abituato e fosse perciò privo del nostro senso comune, sarebbe rimasto senza fiato dinanzi all’enorme costruzione priva di scopo. M’avrebbe domandato: «Ma come l’avete sopportata?». E, informatosi di ogni singolo dettaglio, da quei corpi celesti appesi lassù perché si vedano ma non si tocchino, fino al mistero che circonda la morte, avrebbe esclamato: «Molto originale!». […] più ci pensavo, più originale trovavo la vita. E non occorreva mica venire dal di fuori per vederla messa insieme in un modo tanto bizzarro. Bastava ricordare tutto quello che noi uomini dalla vita si è aspettato, per vederla tanto strana da arrivare alla conclusione che forse l’uomo vi è stato messo dentro per errore e che non vi appartiene.

— Italo Svevo, “La coscienza di Zeno”.

1 mese fa with 8 note

Ce sta poco da fà. Einaudi è sempre Einaudi.

1 mese fa with 6 note
La solitudine cresce; ché la sua crescita è dolorosa come la crescita dei fanciulli e triste come l’inizio delle primavere. Ma questo non vi deve sviare. Questo solo è che abbisogna: solitudine, grande intima solitudine. Penetrare in se stessi e per ore non incontrare nessuno, -questo si deve poter raggiungere.

— Rainer Maria Rilke, “Lettere a un giovane poeta”.

1 mese fa with 118 note
Questa malinconia, che svalorizza le cose e svuota di contenuto figure e valori, che rende tutto inconsistente e si spinge così nel vuoto e nel tedio, che travolge le fondazioni della propria esistenza e precipita così nella perdita di senso della disperazione -questa stessa malinconia è quella dalla quale irrompe il dionisiaco. La persona malinconica ha, certo, la più profonda relazione con la pienezza dell’esistenza.

— Romano Guardini, “Vom Sinn der Schwermut”.

1 mese fa with 10 note
La maggior parte degli avvenimenti sono indicibili, si compiono in uno spazio che mai parola ha varcato.

— Rainer Maria Rilke, “Lettere a un giovane poeta”.

1 mese fa with 14 note
Ma quando siamo troppo sfiniti, quando non abbiamo la forza di giocare, allora abbiamo bisogno di parole vere. Gridiamo per averne. Il grido ci lacera le viscere. Non otteniamo altro che il silenzio.

— Simone Weil, “Quaderni II”.

1 mese fa with 78 note